Ricordi di guerra e azioni di pace
Riaperto l’Archivio della Memoria nel Castello.
La
città espone
il tricolore per rispetto ai nostri padri.
Ricordi e testimonianze
“L’8 settembre 1943, il Presidio di Barletta,
modestamente armato, ma sorretto dallo spontaneo e fattivo sostegno
dei cittadini, volle proseguire sulla via dell’onore e della
fedeltà alla Patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite
unità tedesche e infliggendo loro notevoli perdite. Soltanto
il 12 settembre, dopo l’arrivo di soverchianti rinforzi tedeschi,
il Presidio provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della
distruzione della città, fu costretto alla resa. Le truppe nemiche,
occupata Barletta, per ritorsione trucidarono barbaramente tredici
inermi cittadini che unirono così il loro sacrificio al valore
dei militari in comune anelito di libertà.
La città di Barletta, fulgido esempio delle virtù delle
genti del meridione d’Italia, consegna alle generazioni future
il testimone dei valori scaturiti dalla rinascita della Patria e dalla
conquista della democrazia e della pace. Barletta 8-12 settembre 1943”.
Questa la motivazione che ha accompagnato il conferimento, da parte
del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, della Medaglia
d’Oro al Valor Militare alla nostra città. La seconda,
dopo quella concessa al valore civile, sempre motu proprio, dal Presidente
Oscar Luigi Scalfaro e consegnata il 20 settembre del 1998 dal ministro
dell’interno Giorgio Napolitano.
Il Comune, con l’intento di coinvolgere il maggior numero di
cittadini, ha varato un folto programma d’iniziative di studio: “Dalla
memoria del passato alla costruzione del futuro: ricordi di guerra,
azioni di pace” che ha preso le mosse dalla giornata della memoria
il 27 gennaio e si è concluso il 30 aprile.
Tra queste merita considerazione la riapertura dell’Archivio
della memoria e della pace che sarà gestito dal Forum delle
Associazioni e verrà arricchito da ulteriori testimonianze,
come ha sottolineato il coordinatore delle iniziative comunali
Roberto Tarantino, curatore anche di una brochure distribuita nelle
scuole,
che riporta le tappe salienti della Resistenza barlettana.
Il primo cittadino Francesco Salerno, intervenendo alla cerimonia
di riapertura dell’Archivio ubicato nelle sale ovest del castello,
ha commentato: “abbiamo bisogno di una memoria attiva e vitale
che ci rammenti che la Resistenza è una condizione permanente
dell’animo e del nostro agire quotidiano. Noi vogliamo generare
la pace passando il testimone ai giovani nell’ideale staffetta
dei valori di libertà, giustizia sociale e del rispetto della
dignità umana.
Nel corso del mio mandato, la città è stata onorata dalla
concessione delle due medaglie d’oro al valore civile e militare,
un ringraziamento va a chi ha tenacemente creduto in questo sogno e
a tutti coloro che hanno contribuito a scrivere questa pagina di storia
che appartiene a tutta la Nazione”.
La prof. Maria Grasso Tarantino, che con perseveranza e ostinazione
ha perseguito e raggiunto l’obiettivo di riportare alla luce
eventi rimasti nascosti per decenni, ha tagliato insieme al sindaco
il simbolico nastro nelle sale dell’esposizione.
Alla cerimonia erano presenti il prof. Vito Antonio Leuzzi, dell’Istituto
Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia
Contemporanea, l’Assessore Gaetano Spadaro e alcuni testimoni
diretti di quei fatti. Tra di loro Giuseppe Matteucci, referente della
sezione locale dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani
e altri che hanno combattuto nelle fila della Resistenza nel nord d’Italia
ma anche di quella europea. In particolare Francesco Gammarota classe
1922 che, con il nome di battaglia di Brancaleone ha combattuto per
la divisione “Gramsci” nelle formazioni partigiane dell’Oltrepò pavese.
Testimone della solidarietà della popolazione civile, Gammarota
ha recentemente riconosciuto la ragazza che, nel lontano 1944, gli
portò da mangiare salvandolo da una sicura morte. Ferito
e nascosto in un cimitero il partigiano seppe che quella giovane
donna
era stata
catturata e fucilata dai tedeschi. E solo adesso, a distanza di
60 anni, ha potuto dare un nome a quel volto.
Uniti nel ricordo anche coloro che subirono le conseguenze della
vile aggressione tedesca, come i figli dei civili barbaramente
assassinati il 12 settembre del ‘43. A nome di questi “figli della
guerra” ha preso la parola Saverio Pandiscia: il padre Domenico,
di Ascoli Satriano, giovane recluta presso il distaccamento di Barletta,
che venne ucciso dai nazisti davanti al piazzale della stazione. Infine
Andrea Dicandia testimone oculare della battaglia dell’11
settembre del 1943 nei pressi della chiesa del Crocifisso, ha raccontato
i
particolari di quella giornata.
“
All’epoca avevo 18 anni ed eravamo sfollati con la famiglia in
via Andria, i miei parenti erano stati avvisati di allontanarsi perché ci
sarebbero stati degli scontri. Io, rientrando dal lavoro, trovai un
posto di blocco proprio vicino alla chiesa del Crocifisso. I militari
mi consigliarono di non passare ma io volevo raggiungere i miei familiari.
Nel tardo pomeriggio udimmo rumori di ferraglia e con il mio amico
Michele Lamonaca, militare barlettano in licenza, ci avventurammo sulla
strada; vedemmo una colonna di carri tedeschi e fummo salutati da una
sventagliata di mitra. Carponi e tremanti di paura raggiungemmo una
casa diroccata. Gli ufficiali tedeschi si fermarono per parlamentare
con i nostri soldati, dopo un poco un carroarmato nazista saltò in
aria e si aprirono le ostilità. Dalla postazione italiana partirono
sette colpi che fecero tutti centro colpendo camion e altri mezzi.
Rimanemmo nascosti fino a notte fonda, intanto a casa ci davano già per
morti. Il giorno dopo mi recai sul posto c’era molto sangue ma
nessun corpo, perché i nazisti avevano avuto modo di mettere
al sicuro i feriti. Intanto gli aerei tedeschi bombardarono le casermette,
io tentai di rientrare in città ma fui bloccato e assistetti
ad un nuovo sfacelo: i soldati delle casermette scappavano e chiedevano
a tutti i passanti degli abiti civili.
Non sapevo niente di quello che era successo in città. Una volta
a Barletta mio fratello mi raccontò tutto.
Marina Ruggiero (aprile 2004)
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