PORTALE DI INFORMAZIONE E ATTUALITA' SU BARLETTA E DINTORNI
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Pugliesi - Tutti pazzi per Federico di Renato Russo
La Disfida di Barletta
Quella maledetta voglia di vincere - Il romanzo del giovane Pietro Mennea
BARLETTA - Protagonisti del '900 - vol 2
 


Il piccolo Gianluca, a due anni già armeggia col cellulare…

Abbiamo incrociato, giorni fa, nei pressi della nostra casa editrice, una mamma con carrozzino e un bimbo, Gianluca, di appena due anni, che in attesa che la mamma facesse la spesa, stava armeggiando con un cellulare, anzi con uno smartphone, e con quanta abilità, col ditino medio, smuoveva le immagini, sotto e sopra…
E noi che ci stiamo prodigando per promuovere la stampa e la lettura di libri per ragazzi… Che dire, una foto così fa sorridere, per la precocità del bimbo, ma al tempo stesso ci preoccupa… Auguriamoci solo che i genitori alimentino, nel bimbo, non solo questa intraprendenza tecnologica, ma anche l’amore della lettura…

R.R.
(maggio 2017)


Ciappetta Camaggio: a che punto siamo?

C’è stato un gran parlare, negli ultimi anni, dell’annoso problema del canalone di Ciappetta Camaggio che da Andria, sfocia nel mare di Barletta, inquinandolo pesantemente.
Ma prima del mare, questo canale attraversa le nostre campagne, lambendo le nostre coltivazioni, terreni coltivati a frutta e verdura.
Tante promesse delle Amministrazioni locali (Andria e Barletta) e regionali, ma finora a me sembra che non sia stato realizzato nulla. A che punto stanno le cose?
Il problema è diventato di grande attualità quando è stato oggetto della trasmissione “Striscia la notizia” (curata da “Pinuccio”, il 10 aprile su Canale 5, trasmissione che aveva già dedicato un servizio - a cura di Fabio e Mingo -, nel 2014, anche allora senza alcun esito).

Michele Corvasce
(maggio 2017)


Ricordo di Reichlin

Ho letto (sulla Gazzetta) i suoi due articoli su Alfredo Reichlin.
Intanto non sapevo che era barlettano, e ricordo vagamente quando, molti anni fa, si presentava candidato alla Camera per la Circoscrizione Bari-Foggia. Ma quello che mi ha più colpito è la personalità di questo personaggio, le sue qualità umane, politiche e culturali…

Giuseppe Piccolo
(maggio 2017)

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In realtà anche per me riscoprire Reichlin è stata una sorpresa, attraverso i suoi scritti e la sua biografia. In lui prevaleva il rigore del pensiero applicato all’impegno politico, il desiderio che le valutazioni politiche del nostro tempo andassero al di là della appartenenza al suo partito, per tentare strade che coinvolgessero tutta la sinistra sociale del Paese, per cui gli ultimi giorni della sua vita furono amareggiati dalla scissione nel PD. Fra le sue battaglie politico-culturali ne rammenterò una in particolare, quella contro la demagogia, il populismo, il qualunquismo e l’antipolitica.
Insomma Reichlin, al di là dell’appartenenza ideologica, era una gran bella persona che non fu sempre adeguatamente apprezzata e valorizzata. Sette volte parlamentare, direttore dell’“Unità” e di “Rinascita”, grande estimatore di Ingrao e di Berlinguer, ha lasciato il suo nitido pensiero in una serie di libri importanti che, al cittadino di oggi, pongono molti interrogativi, ma azzarderei anche delle persuadenti risposte. Intanto sulla rettitudine della testimonianza politica.


A Barletta Pugliesi nel Mondo

Caro direttore, le saremmo grati se pubblicasse questo comunicato, per informare i cittadini barlettani che sarà la Città di Barletta ad ospitare l’VIII Edizione del prestigioso Premio Internazionale “Pugliesi nel Mondo” che si svolgerà nel mese di dicembre 2017 presso il Teatro Curci.
L’evento, che è Patrocinato e sostenuto, in primis, dall’Amministrazione Comunale, sarà occasione per promuovere, in particolar modo, il territorio barlettano nonché l’intera provincia BAT insieme alle sue aziende e loro prodotti. In questo periodo si terranno iniziative collaterali (culturali, artistiche, culinarie, sportive ecc...) e saranno coinvolti associazioni ed enti di ogni genere presenti sul territorio.
La manifestazione, che vedrà la partecipazione di illustri corregionali che arriveranno anche da altre regioni e Paesi, assicura una notevole visibilità nazionale e internazionale per i nostri partners che ci sosterranno sponsorizzando l’iniziativa, con la presenza, peraltro, di mass media e rappresentanti istituzionali italiani ed esteri.
Eventuali candidature da proporre alla Commissione esaminatrice per la premiazione, devono essere inviate, insieme a un proprio CV, via email a: segreteria@puglianelmondo. com oppure per posta al seguente indirizzo: Associazione Internazionale
Pugliesi nel Mondo - Via Carlo Sforza
n. 2/D - 70023 Gioia del Colle (BA) Italia.

Associazione Internazionale Pugliesi nel mondo
(maggio 2017)


Ancora no al Frecciarossa a Barletta

Caro direttore, ancora una volta debbo protestare - facendomi interprete del Movimento Indipendente per la Democrazia e l’Autonomia - del mancato accoglimento della nostra richiesta che Frecciarossa si fermi nella stazione di Barletta, fermata negata alla nostra città dopo che era stata invece concessa alle stazioni di Brindisi e di Lecce.

Nardò Binetti
Coordinatore MIDA - BT
(maggio 2017)


Su via dei Muratori il sindaco Cascella non può dire una parola chiara?

Sembra un giallo che dura ormai da anni. Il problemaè di una estrema chiarezza: fra poco sarà proposto come materia di insegnamento civico nelle scuole con questo titolo: esempio di una pessima amministrazione comunale. Possibile che il sindaco se ne lavi le mani delegando sempre ad altri e non dica finalmente una parola chiara nel merito della vicenda? E il signor Musti non può intentare azione risarcitoria nei confronti del Comune per i danni rilevanti provocati agli operatori della zona?

Giuseppe Rizzi
(maggio 2017)


Recuperare e valorizzare la fontana di Piazza Marina

Antica fontana al centro di Piazza Marina: cosa farne?
Dopo il suo ritrovamento a seguito di uno scavo archeologico, la ridetta fontana risulta, attualmente ingabbiata da lastre di plexiglas, senza sapere quali sono le reali condizioni e volontà dell’Amministrazione Comunale circa il futuro di questa importante scoperta. E va aggiunto che l’antica fontana è nei pressi dell’unico ingresso storico e monumentale della città, cioè Porta Marina, che non risulta in alcun modo valorizzata dall’Amministrazione Comunale. E non viè una pur minima indicazione per i turisti e visitatori che sono costretti a dover ammirare la ridetta scoperta, per caso e solo attraverso le ridette lastre di plexiglas.
Occorre evidenziare, che Piazza Marina rappresenti uno dei più bei punti dalla nostra città, ecco perché ritengo necessario un adeguato intervento di valorizzazione del suddetto scavo archeologico.
Credo che la valorizzazione di questa antica fontana caratterizzata dalla presenza di un pozzo centrale, rappresenterebbe per la città di Barletta un ottimo biglietto da visita per i numerosi turisti che visitano quotidianamente, i nostri beni e siti culturali. Ho rivolto perciò al sindaco una interrogazione per conoscere quali siano le intenzioni dell’Amministrazione sul ridetto scavo archeologico che ha permesso di scoprire una antica fontana.

Ruggiero Lanotte
(maggio 2017)


Rumiz, Annibale e il nostro sindaco

Caro direttore, congratulazioni per la bella ricostruzione che ha fatto, nel numero 3 del Fieramosca, sulla brillante relazione di Paolo Rumiz, nella Sala Rossa del Castello in merito alla recente mostra di Annibale che si è tenuta a Barletta dal 2 agosto 2016 al 5 febbraio 2017.
Intanto debbo lamentare il fatto che Rumiz non si è soffermato adeguatamente sulla famosa battaglia di Canne, la più grande vittoria di Annibale in Italia, una lacuna che lei ha voluto benevolmente colmare nella sua ricostruzione dell’intervento.
Ma perché poi lei non ha sottolineato, nell’articolo, quello che Rumiz le ha detto alla fine dell’incontro, e cioè che per la struttura del suo libro, a fronte di tante biografie di Annibale, ha preferito valersi del suo cospicuo testo sulla battaglia di Canne con una lodevole introduzione di Vitantonio Sirago? Una bella gratificazione, tanto più che gli è stato suggerito dal prof. Giovanni Brizzi che sappiamo averla interpellata nei suoi convegni come il più accreditato conoscitore di quel memorabile scontro. Non so se il sindaco Cascella, ch’era poco distante dalla scena, abbia sentito o meno; mi auguro di sì, visto che non mi pare che abbia la sua casa editrice in grande considerazione…
Mi scusi la franchezza, e ora mi auguro che questa volta la pubblichi, questa lettera visto che l’ultima, di analogo tenore, l’ha cestinata.

lettera firmata
(maggio 2017)

La mancanza di taxi



Caro direttore,
ogni tanto vengo a Barletta (l’ultima volta a settembre) e mi si presenta lo stesso problema, cioè la mancanza di taxi alla Stazione. È vero che mi hanno riferito essercene uno, uno soltanto, ma sarò stato sfortunato, io non ho mai avuto la sorte di trovarcelo. Il colmo è che avevo un numero di telefono, al quale purtroppo non risponde nessuno…
Possibile che il Comune, o le associazioni turistiche, non si siano posto il problema?

Sabino Memeo
Paluello di Stra (Ve)
(aprile 2017)


Mancate fermate del treno AV Frecciarossa Bari-Milano

Caro direttore,
le trasmetto per opportuna conoscenza e per l’informazione dei nostri concittadini copia del messaggio che il MIDA di Barletta ha trasmesso al Presidente della VIII Commissione Trasporti del Senato - Altero Matteoli, in data 23 marzo 2017.

Gent.mo Sig. Presidente,
sono a trasmetterLe, in allegato, “domanda di attualità”, rivolta al Sindaco di Barletta Pasquale Cascella, in data 20 marzo 2017, dal Consigliere comunale, dr. Giuseppe Losappio, sulla annosa vicenda delle mancate fermate del treno AV Frecciarossa Bari - Milano.
Tanto, per pregarLa cortesemente di dar seguito a quanto preannunciatoci a Barletta, a fine ottobre 2016, di proporre ai vertici di Trenitalia l’inserimento della fermata a Barletta, ancorché in via temporanea, così come provato nella scorsa stagione estiva per Brindisi e per Lecce, del treno Frecciarossa Etr 500 Bari-Milano, in modo da testare la reale risposta del mercato al servizio offerto (…).

Nardo Binetti
(aprile 2017)


A proposito della recente mostra su Annibale al Castello: inquietante reticenza

Caro direttore, recentemente si è conclusa una importante mostra su “Annibale, un viaggio” nei sotterranei del castello. Io ho partecipato alla giornata inaugurativa, ma ho anche seguito la rassegna stampa che ha accompagnato tutto il tempo della mostra (sei mesi, da agosto 2016 agli inizi di febbraio 2017), e in tutti gli interventi ho letto i concordanti commenti di Michele Cristallo, Pietro Doronzo e suoi, che auspicavano che la mostra potesse essere l’occasione per valorizzazione non solo un Annibale romantico e letterario (comeè emerso da una mostra ispirata dall’omonimo romanzo biografo di Paolo Rumiz), ma l’Annibale vincitore della famosa battaglia della quale, durante la mostra, non s’è mai parlato, con mio e vostro evidente imbarazzo.
Insomma il silenzio più assoluto. E del resto lo stesso Rumiz, quando è venuto al Castello, a fine gennaio, ad illustrare il suo libro, non ha fatto cenno alla battaglia, dimenticanza alla quale lei ha voluto sopperire colmando la lacuna con una integrazione nel servizio speciale contenuto nell’ultimo numero del Fieramosca.
Perché questo reticente silenzio, questa diversità di atteggiamento, fra voi studiosi locali della battaglia, e l’Amministrazione Comunale? Le sarei grato se mi rispondesse esprimendo un suo punto di vista.

Antonio Rizzi
(aprile 2017)

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Giannella Channel per i 30 anni Rotas

Trent’anni di intensa attività per una piccola casa editrice del Mezzogiorno sono tanti, sino a testimoniare una sorta di eccezione in uno scenario di crisi che coinvolge gran parte del mondo editoriale.
Accade a Barletta, protagonista l’Editrice Rotas, fondata nel 1986, rendendo un prezioso servizio a una vasta comunità che abbraccia in particolare la città di Barletta e il Nord Barese, ma in generale la Puglia, atteso che il suo slogan è Editrice Rotas, storia e storie di Puglia.
Barletta, che nel lontano 1868 offrì ospitalità al tipografo-editore Valdemaro Vecchi per consentirgli di diffondere nel Mezzogiorno cultura e arte tipografica (fu per molti anni l’editore di Benedetto Croce), ha avuto il privilegio di veder nascere trent’anni fa una iniziativa destinata a segnare una tappa e un ruolo importante nella vita culturale del territorio. Non solo, ma ha avuto la fortuna di giovarsi di una struttura che ha influito moltissimo nel diffonderne e valorizzarne l’immagine di città all’avanguardia per vivacità culturale e imprenditoriale.
Barletta, abbiamo scritto presentando l’ultimo catalogo dei titoli della Rotas deve molto a questa casa editrice, al suo promotore e alla sua équipe per l’opera di divulgazione che svolge nell’ambito di spazi culturali con pubblicazioni di grande spessore storico-culturale, molto apprezzate da un vasto pubblico di lettori, ma anche nell’ambito del mondo accademico.
Ho letto le numerose attestazioni di solidarietà e apprezzamento di notevole personalità del mondo culturale cittadino e non solo, ma io vorrei dare una mano a questa casa editrice che conosco e apprezzo dai lontani tempi della nascita di “Puglia Imperiale”. Ebbene sto curando un programma telematico a beneficio della nostra piccola editoria e in questo spirito collaborativo volutamente ho inserito notizie sulla Rotas che, per quanto possa stupire, ha realizzato 1280 contatti su internet in meno di 48 ore. Contatti prevalentemente dovuti ai pugliesi trapiantati al Nord, incuriositi da questa realtà editoriale, che ha realizzato in tutti questi anni un segmento di mercato che andrebbe valorizzato, cercando di intercettare i tanti pugliesi di ritorno, che potrebbero avere piacere di conoscere e di acquistare le pubblicazioni Rotas: in particolare quelli attinenti la Battaglia di Canne, la Disfida di Barletta, Federico II, la storia della città e della Regione nonché le numerose biografie. È vero, l’editoria sta vivendo un difficilissimo momento, ma per questo è necessario uno scatto di orgogliosa creatività, come quello di uscire dal ristretto recinto cittadino - inconsapevole della fortuna di avere una così qualificata realtà editoriale - per intraprendere strade alternative e nuovi mercati di utenza.
Cari saluti e buon lavoro

Salvatore Giannella
(aprile 2017)


Nel ricordo del prof. Paolo Emilio Cassandro

Caro direttore,
ti invio con piacere le tre copie del mio saggio sul maestro Paolo Emilio Cassandro. Ti ringrazio, con l’occasione, per l’invio del tuo volume “Barletta, protagonisti del Novecento” da cui ho tratto utili fonti informative sulla famiglia Cassandro di cui ho conosciuto pochi componenti.
Cordiali saluti

prof. Salvatore Sarcone
(aprile 2017)


Orazio Carlo Stella questo sconosciuto

Caro direttore,
ho letto sulla Gazzetta, recentemente, un suo lungo articolo, il mistero di Orazio Carlo Stella e la scomparsa della sua preziosa produzione artistica. Lei racconta di Stella che era un maestro elementare. Nato nel 1904, conseguito il diploma, s’era trasferito prima al Nord (nella Venezia Giulia) e infine per 40 anni a Roma. Che però ogni tanto tornava a Barletta.
Ed è nel periodo romano - dove insegnò per quasi quarant’anni - che dipinse molte tele e plasmò numerose sculture.
Alla fine però il mistero della sua scomparsa nel nulla resta. Portando il suo stesso cognome, Stella, son curioso di saperne di più.

Stella P.
(aprile 2017)
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Caro Stella P., dopo l’articolo si è fatto vivo, don Vito Carpentiere, oggi parroco di S. Lucia, ma fino a qualche anno fa, di S. Nicola, in fondo a via Togliatti, il quale mi ha dato una “dritta”, ricordando - se non l’artista - la moglie, la vedova, che viveva proprio di fronte alla chiesa. E dalla moglie, scomparsa nel 2006, siamo risaliti al nipote, anzi, a tre nipoti, uno dei quali, dopo aver letto l’articolo si è fatto vivo proprio in questi giorni. Ci siamo sentiti telefonicamente, ma mi ha promesso di farci tenere la fotografia di alcune piccole sculture in bronzo che Orazio Stella ha lasciato in eredità…
Vedremo come andrà a finire questo “giallo”.
Mi auguro solo che i familiari vorranno dare la possibilità alla città di ricordare il loro congiunto se non attraverso le opere originali, almeno attraverso la ricostruzione di esse in un opuscolo che lasci traccia alle generazioni future.


Da Torino ricordando Mennea

Lo scorso 21 marzoè caduto il 4° anniversario della scomparsa di Pietro Paolo Mennea.
Ricordo Pietro, anno scolastico 1966/67, all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “M. Cassandro” di Barletta, allora in Viale Marconi, dove andavamo ad allenarci, di pomeriggio. Correvamo per i corridoi della scuola, che frequentavamo il mattino, lui nel corso di Ragioneria ed io in quello di Geometra, su e giù per le scale tra il piano rialzato ed il primo piano.
Io lasciai gli allenamenti, per me molto faticosi; conclusi il corso di studi nel 1971 e, dopo il servizio militare in
Marina, mi trasferii a Torino per lavoro.
A distanza di tanti anni, sono ancora qui, a Torino, per assicurarmi che anche i torinesi non abbiano dimenticato il caro Mennea, avendogli intitolato, a ricordo, un grande parco cittadino già realizzato nel 2015 e destinato al gioco e allo sport, nell’anno nel quale Torino è stata Capitale Europea dello Sport, in Piazza Marmolada, nel quartiere San Paolo.
Cordiali saluti

Francesco Gambino
(aprile 2017)


L’Ofanto, anticamente, era navigabile?

L’Emporium Canusinorum, sul fiume Ofanto, corrispondeva al porto dei canosini di cui parla Strabone, ripreso dal Loffredo all’inizio della sua Storia di Barletta (Vecchi, 1893, I vol, pp. 2-8) ed era navigabile?

Antonio Rizzi
(marzo 2017)
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Quanto alla navigabilità dell’Ofanto, sono d’accordo Vecchi e i nuovi studiosi come - fra questi ultimi - Giuliano Volpe nella sua opera “La Daunia nell’età della Romanizzazione” ma lo sono autori anche meno recenti (F. P. De Leon, E. Mola, N. Iacobone, V. Petroni). Quanto all’Emporio, fu certo una delle ricchezze di Canosa e cioè il centro commerciale che i Canosini crearono sfruttando la felice posizione della città bagnata dalle acque del fiume Aufidus, il “violento, irato e sonante” Ofanto, come lo definiva Orazio.
Poiché l’Ofanto in quei remoti tempi era, nel suo tratto finale, un fiume navigabile - come ha confermato il ritrovamento di un’ancora - i porti che i Canosini crearono, per conservare, almeno inizialmente, il flusso commerciale con i loro Paesi di provenienza, sarebbero stati due: il primo sull’Ofanto, vicino alla città ed al suo Emporio; il secondo sul mare, sull’Adriatico, dove sfociava l’Ofanto, in una zona chiamata da Strabone (libro VI, geografia) il navale Canosinorum. Quella stessa zona fu poi indicata come il caricaturo, il luogo dove i Canosini effettuavano le operazioni di carico delle loro navi. Esso corrisponde alla zona del porto della at tuale Barletta, un centro, l’antica Barduli, costituito inizialmente, dalle abitazioni di coloro che commerciavano le lane e gli altri prodotti canosini, assurto a maggior grandezza dopo le devastazioni di Canosa e della vicina Canne.
Il porto dei Canosini - come dalla descrizione fatta dal De Leon ne “La storia del Monte di Pietà” e da Emanuele Mola nelle sue “Peregrinazioni” - era costituito da una fabbrica in mare, pensiamo un molo lunga 46 canne e larga 2 (ogni canna corrispondeva a 2 metri e 25 circa). All’epoca in cui il De Leon scriveva (intorno al 1770), la metà circa di questa fabbrica era ancora visibile a causa dell’arretramento del mare. Essa nasceva sotto la Chiesa di San Cataldo e terminava all’altezza di quello che, sempre ai tempi del De Leon, era il primo ponte del molo (v. foto a lato).
Tornando a Strabone, nel suo viaggio nella Iapigia egli ricorda l’esistenza di uno scalo fluviale dei canosini, “Emporium Canusinorum” al quale giungevano le merci scaricate allo scalo marittimo di Bardulos e viceversa: il traffico non doveva essere trascurabile ed era effettuato a mezzo di chiatte e zattere a fondo piatto che facevano la spola tra il porto e lo scalo marittimo.
Strabone pone questo scalo fluviale ad una distanza di 90 stadi dal mare, cioè a circa 16 km e mezzo dalla costa, dando in questo modo adito a numerose interpretazioni. Tenendo conto della sinuosità del fiume, questa distanza potrebbe corrispondere a quella di Canne.
Secondo Iacobone invece, lo scalo sarebbe sul mare, fra Barletta e la foce del fiume, in una località detta Caricaturo di Canosa, luogo che identifica con la stazione militare di Aufidena.
Questa via fluviale lungo l’Ofanto navigabile, era alternativa a quella terrestre per Barletta. Mentre quest’ultima con un percorso non molto distante dall’attuale SS 93, sboccava a sud della città su via Vecchia Canosa (corrispondente all’attuale via Minervino, non lontano dal Parco degli Ulivi), la prima diretta allo scalo a mare, seguiva il corso sinuoso del fiume; costeggiava il comune di Canosa, a 2 chilometri dalla città, aveva Canne come stazione intermedia, e terminava sulla foce, dopo un percorso lungo circa 16 chilometri.


Oggi come ieri, peggio di ieri da Auschwitz ad Aleppo
(una via di Amburgo per non dimenticare)

(…) Ad Auschwitz, per attraversare l’esperienza del dolore, delle inaudite sofferenze randellate su misere ossa, scorticate dalla fatica, dalla fame, dalle crudeltà inferte da uomini e donne in divisa, fieri degli artigli uncinati. Affettuosi con i congiunti, devotamente genuflessi in chiesa, osannanti il loro Dio. Nel luogo dell’orrore, invece, insaziabili belve assatanate di malvagità.
Il tempo di oggi è rimasto carognesco come quello di ieri. Forse è persino peggiorato. In filigrana, si leggono, infatti, i pensieri ed i sentimenti che scorrono nelle menti e nei cuori di tutti.
Ad Aleppo, vengono ammazzati indiscriminatamente civili, grandi e piccoli. Nelle foreste dell’Amazzonia, sterminati i nativi e devastato l’ecosistema che da millenni li nutre.
Nelle carceri di Guantanamo, torturati i “terroristi” dalla democrazia plutocratica. Nelle strade del Brasile, mietuti, selvaggiamente, innocenti bambini. Nelle gremite ed affumicate fabbriche cinesi scintillanti smartphone succhiano sangue e dignità.
Nel Tavoliere della Puglia, profughi, piegati in due, nel corpo e nell’animo, raccolgono pomodori, per chi insaporirà pizze e manicaretti. Il pietoso Mediterraneo accoglie, mesto, le spoglie di quanti su barconi sovraffollati tentano di fuggire dall’inferno dei loro paesi, come i prigionieri di Auschwitz, che finivano, sfrigolanti, sui cavi ad alta tensione. Quindi, “occorre seminare cultura e praticare umanità” suggerisce umilmente Antonio.
Racconta la storia di Sergio De Simone, un bambino di sette anni. Gli viene fatto credere che avrebbe potuto riabbracciare la mamma. Abbocca all’amo della menzogna, il piccolo italiano, e finisce sotto il bisturi di medici criminali che lo affamano, lo disseccano, lo squartano per sperimentare.
Ora, una via di Amburgo, immersa nel verde, è dedicata a lui ed ad altre innocenti creature ignobilmente ingannate da “uomini di scienza”.

Domenico D’Alba
(marzo 2017)


Le ultime placche di acciaio traforato

Caro direttore,
Ti segnalo la presenza su di un muretto di fronte all’IPERCOOP, dove è in costruzione un palazzo, la presenza delle ultime placche di acciaio traforato, dette PSP (PIERCED STEEL PLANKING), utilizzate nell’ultima guerra per le piste aeree.
Pare la denominazione di un innocuo prodotto commerciale, invece si tratta di una vera e propria arma di guerra. Le PSP, facilmente trasportabili, vengono montate al suolo per avere a disposizione in breve tempo la pista di un aeroporto.
Su un tappeto di PSP, incernierate le une alle altre, un aereo può decollare anche se la pioggia ha ridotto la pista in un pantano; queste placche metalliche consentono il dominio dei cieli anche con condizioni atmosferiche proibitive, quando il nemico non può decollare.
Così la PSP si intravede nelle vecchie fotografie degli sbarchi in Sicilia o in Normandia; nelle isole del Pacifico i turisti fotografano vecchie piste di lamiere ormai ricoperte da vegetazione.
Come reperto storico, questo materiale figura addirittura nei musei, e d’altro canto è ancor oggi adoperato per operazioni militari.
Cordialmente

Vittorio Tolomeo, Trani
(marzo 2017)


L’anno zero

Caro direttore,
Con rif. Anniversario Battaglia di Canne 2 Agosto 216 A.C. - 216 + 2017 = 2233 - 1 x l’anno 0 = 2232.
Anno 0 Wikipedia dice: nella notazione degli storici, che normalmente utilizzano il calendario giuliano per i periodi antecedenti l’introduzione del calendario gregoriano, l’anno zero dell’era cristiana non esiste e si passa direttamente dall’anno 1 A.C. all’anno 1 D.C. Infatti il numero zero venne introdotto in Europa solo dal 1202!

Antonio Falconetti
(marzo 2017)


Grazie dei libri

Caro direttore,
ho ricevuto il plico contenente i tuoi
libri su Barletta, la Disfida, Loffredo, Croce.
Grazie di tutto. Come al solito la veste
editoriale è splendida e splendido è il
contenuto. Li leggerò con l’attenzione che
meritano. Ancora grazie e buona giornata.

Angelantonio Spagnoletti
(marzo 2017)


Il busto di Federico II non è ben visibile

Con riferimento all’oggetto come in epigrafe indicato Vi comunico quanto segue.
Continua da parte di organi di stampa nonché di alcuni cultori di Storia Locale di indicare il Castello di Barletta come “Svevo”, per non dire di quanti si impegnano su inviti di partecipazione a manifestazioni di vario genere, a scrivere “alle ore X nel Castello Svevo”.
Tale attribuzione è diminutiva e non rende la giusta importanza ad uno dei più grandi e suggestivi Castelli d’Italia che, nella sua millenaria vicenda storica, non conosce soluzioni di continuità poichéè Normanno, Angioino, Aragonese, Spagnolo nonché Svevo e perciò il Castello di Barletta è uno splendido esempio di architettura fortificata.
Tuttavia nel periodo della presenza del “Puer Apuliae” sulla scena politica dell’epoca è stato sede di importanti frequentazioni dell’Imperatore Federico II di Svevia, che volle curare la costruzione di una dimora, sita sul lato est della Piazza d’Armi con due finestre, i cui rispettivi architravi sono ornati dall’aquila leporina, arma della Dinastia Sveva.
Questa circostanza rende ragione a quanti appellano Svevo il Castello di Barletta, ma è evidente che il busto di pietra “Apula”, custodito nel Castello per molti esperti unica immagine di Federico II di Svevia esistente al mondo, spiega ancora meglio l’appellativo di Svevo.
Molti turisti, intervistati all’uscita dal Castello dopo la visita hanno dichiarato che il busto non è ben visibile, in quanto nascosto in un ambiente che pare essere una gentilizia funeraria.
Da qui la mia proposta!!!
Non v’è dubbio che il busto, portato alla luce, esposto dietro una finestra schermata da spesso vetro, che guarda l’austera Piazza d’Armi dal lato sud sarebbe meglio visibile e un buon motivo per una visita al Castello con un ottimo ritorno economico per le casse comunali.
Una cerimonia di primo affaccio ben orchestrata con un relatore di notevole spessore sarebbe opportuna e degna cornice dell’evento.
Tanto dovevo, distinti saluti.

Pasquale Pedico
(marzo 2017)


Un saluto da mons. Michele Seccia

Carissimo direttore, carissimi amici della Rotas,
da tempo avevo pensato di scrivere una lettera, ma le ben note emergenze sismiche, atmosferiche e territoriali (frane!!!) hanno deviato e sospeso questo desiderio. Ne approfitto stasera interrompendo la scrittura del Messaggio per la Quaresima per dedicare a voi il mio pensiero e la mia gratitudine per la puntuale e gradita informazione che mi arriva attraverso “Il Fieramosca”.
Sono convinto che mantenere in vita con determinazione, coraggio, impegno, creatività e… tanto sacrificio debba essere considerato un valore aggiunto della Rotas per chi l’ha pensata e per chi condivide questa sfida perenne. Grazie.
In questi giorni stavo pensando di condividere con voi quanto sto vivendo ormai dal 24 agosto 2016 per dare un’idea di situazioni che, pur non avendo la stessa drammaticità di quanto verificatosi non lontano da qui (penso all’Umbria e alle Marche e a quanti sono rimasti vittime in questo lasso di tempo), tuttavia mi fa sperimentare una sensazione di abbandono, come un essere sospesi e, al di là di incontri, proposte, richieste ecc. pare di ricadere nella dimenticanza, come avvenuto alla fine del 2009 dopo il terremoto dell’Aquila.
Per questa ragione ho deciso di allegare a questa mail le due lettere scritte alla comunità in questi mesi per far conoscere la situazione del territorio teramano e non escludo di continuare a scrivere per ulteriori aggiornamenti visto che sto continuando il giro tra le frazioni della montagna.
Ancora un saluto con gratitudine e buon lavoro.

mons. Michele Seccia
(marzo 2017)


Risanamento della costa meglio tardi che mai

Dopo molti anni di immobilismo che ha attraversato le varie consiliature ed amministrazioni che si sono alternate nel governo della città, finalmente a Barletta sono stati avviati, interrotti e poi ripresi i lavori di sistemazione della Strada delle Salinelle e di difesa della costa del litorale di Ponente con opere di consolidamento e posa di barriere frangiflutti. Si è però, dovuto aspettare tanti anni e che l’azione delle onde marine erodessero buona parte del detto litorale e della stessa strada che conduceva alla foce dell’Ofanto con il mare che ha invaso letteralmente la zona di terra a ridosso del fiume ed ha distrutto un lungo tratto della strada delle Salinelle e spesso, nei giorni di violente burrasche, è penetrato all’interno del villaggio, la Fiumara arrecando vari danni.

Antonio Riglietti
(febbraio 2017)


Precisazioni su una foto a “S. Pasquale”

Caro direttore,
nel libro di Ruggiero Di Cuonzo, “La chiesa di S. Maria della Vittoria”, è pubblicata una foto antica (ho ritagliato il particolare) dell’interno della chiesa. Osservando il fondo della chiesa sul presbiterio e confrontandolo com’è oggi, cominciando dall’alto ho notato che l’Angelo con la palma in mano, dipinto nel tondo dell’affresco
“La battaglia di Lepanto”, è stato coperto interamente dal cielo. La “Madonna con Bambino”, posti sotto lo stemma dei Francescani, non sono più visibili perché colorati di bianco. L’invocazione

S[ANCTA] MARIA DE VICTORIA ORA
PRO N[OBIS]

sull’arco dell’altare maggiore e il sottostante ovale con raffigurazione (Madonna con palma in mano?) sono stati coperti dalla nuova pitturazione bianca, come anche, intorno alla volta e sotto il cornicione, tutti gli stemmi delle nazioni e delle città principali italiane che parteciparono alla battaglia di Lepanto. Sulla volta dell’area presbiteriale c’erano due gelosie per lato e altre erano lungo le pareti della sala. Il Vista ci ha tramandato che il presbiterio era chiuso da una balaustra di marmo, costruita nel 1839, con cancello di chiusura.
Il pavimento era in mattoni a cemento, messo in opera nel 1910, nel centro, tra i due altari laterali e il presbiterio, era inserita una grande lastra di marmo che indicava l’antica sepoltura nel sottostante cimitero delle monache, dei frati e di qualche benefattore.
Dopo i restauri (?!), il pavimento è stato sostituito e la lastra eliminata con tutto quello sopra descritto. Sarebbe interessante sapere perché la caratterizzazione barocca, non ampollosa ma sobria dell’interno, sia stata soppiantata da una semplificazione decorativa molto discutibile anche se - lo ammetto - piacevole. È un oltraggio alla storia quando si cancellano testimonianze del passato, specialmente se con leggerezza.

Antonio F. G. Pignatelli
(febbraio 2017)


Una dimenticanza

Caro direttore,
ho ricevuto oggi “Il Fieramosca” e ho letto l’articolo sui libri editi da autori barlettani nel 2016. Hai dimenticato il mio ultimo, “Canzoni del Tempo” cheè stato infatti pubblicato nel giugno 2016 e sta esaurendo la prima edizione; a marzo sarà presentato per Building Apulia con la Biblioteca della Regione Puglia. Intanto sto preparando il mio quarto titolo, questa volta sul mondo della musica classica.
Come sai, per averlo inserito nel tuo ultimo volume “Quaranta scrittori barlettani”, è la mia terza raccolta di racconti.

Fulvio Frezza
(febbraio 2017)

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Caro Fulvio,
ci sono restato veramente male a sapere che avevo saltato il tuo libro “Canzoni del tempo”, tanto più che venni alla tua presentazione presso la libreria Cialuna, una bella serata, molto intensa e partecipata, come per tutte le tue presentazioni, “tue”, ma anche di altri autori. Nel fare questa classificazione sono molto scrupoloso per cui considero questa mancanza inspiegabile e imperdonabile.
Colgo l’occasione per ricordare - ai lettori distratti - che il tuo libro “Meraviglioso” (commento ad alcune fra le più belle canzoni di Domenico Modugno) è alla quarta edizione, certo nel numero consueto che riguardano la piccola editoria. Leggo dalle cronache regionali che continui a presentarlo in diversi centri pugliesi, specialmente a Polignano dove ebbe uno straordinario successo, riempiendo una strabocchevole piazza.


Ricordo di Raffaele Iorio

A distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, ancora oggi, pensando a Raffaele Iorio, ci viene spontaneo chiederci: ma cosa ha rappresentato veramente per le nostre città, per il nostro territorio per la nostra cultura… e cosa ci ha lasciato in eredità? Se ci ha lasciato qualcosa di prezioso, di durevole, nel campo dei suoi studi, delle sue ricerche e cosa abbiamo sedimentato, nella nostra memoria, il suo insegnamento, le sue provocazioni, il suo spirito mordace… una cosa non possiamo negare, che con la sua torrenziale produzione, abbia contribuito ad alimentare un ritrovato interesse per la cultura a beneficio non tanto degli specialisti (anche di quelli) ma soprattutto dei comuni lettori.

(febbraio 2017)


Quaranta narratori

Caro direttore,
con sorpresa mi trovo inserito nella tua ultima pubblicazione “Quaranta narratori locali” edito da Rotas. Addirittura quaranta!
Ti ringrazio, perché ignoravo l’esistenza di un tale nutrito numero di autori. Esistono diversi campi nei quali opera chi si dedica alla scrittura; non saranno certo ignote ad un editore come te, le definizioni di saggista, storico, scrittore, narratore, poeta.
Come si legge nel mio sito web (www.francescodelvecchio.com), sono iscritto nell’elenco degli autori italiani dal 1995 e nel corso della mia attività, ho scritto saggi riguardanti i problemi del mondo degli affari (con particolare riguardo alla Moda, ma non solo), crisi internazionali, Storia (specie quella definita risorgimentale), biografie su grandi testimoni del ‘900; ho parlato anche delle foibe di Tito sugli sloveni, racconti, sempre al di fuori del contesto locale, non per un malcelato senso di superiorità, ma in virtù di un mio percorso intellettuale.
Tra l’altro, uno dei miei ultimi libri è stato anche presentato con successo alla Sala Rossa del castello, in città, con la partecipazione dell’assessore cittadino alla Cultura. Ho collaborato con diversi editori, mai pagando per le mie pubblicazioni e non ho mai pubblicato con editori che non avessero almeno un minimo di distribuzione.
Scrivere è facile, diceva Hemingway, basta mettersi davanti ad una macchina da scrivere (oggi computer) e far sanguinare le proprie ferite. Il vero viaggio, infatti, è quello che dobbiamo compiere all’interno di noi stessi,
per dare un senso all’esistenza di ognuno.
Ho voluto portare la mia mediterraneità nel mondo confrontandola con altri modi di essere, non per spirito di competizione ma per arricchimento culturale.
Una ricerca che continuo con soddisfazione, perciò i miei libri non possono certo essere definiti “difficilmente classificabili”, come hai scritto.
Buon Anno

Francesco del Vecchio
(febbraio 2017)


Auguri per i trent’anni di attività della Rotas

Caro direttore,
impedimenti familiari mi hanno impedito di formulare per tempo i miei auguri per il trentennale della Rotas.
Personalmente devo tanto a questa piccola-grande casa editrice (piccola nel contesto nazionale, ma grande nel contesto cittadino e comprensoriale).
Un ringraziamento particolare al mensile “Il Fieramosca”.
Il monitoraggio dell’attività socio-politica amministrativa di quanto avviene a Barletta (ma anche di attualità varia) mi fa sentire ancora un cittadino barlettano benché da 46 anni abiti a Roma. Senza parlare poi della produzione editoriale sulla storia della città che, aggiornando i contributi di storici locali, ha arricchito le mie scarse conoscenze.
I tuoi libri ordinatamente allineati nella mia libreria costituiscono un valore aggiunto allo scibile presente e “illuminano” con la cromaticità delle copertine l’intera scaffalatura.
Peccato che in Italia si legga poco. Il calo dell’editoria dipende in gran parte dal disinteresse della gente, ma anche dalla tecnologia: la gente è distratta dagli smartphone e tablet (la nostra è epoca degli “screen age”). C’è però un dato positivo ed è quello dell’editoria per bambini e ragazzi.
La Rotas fa bene ad indirizzare il suo sforzo anche verso i piccoli lettori, così comeè apprezzabile che tu vada fra gli alunni nelle scuole.
Ad maiora

Tonino Barbera
(febbraio 2017)


Grazie dell’articolo

Gentile dottor Russo,
la ringrazio per le attenzioni che ha avuto nei miei riguardi con la pubblicazione di una pagina nell’ultimo numero del “Fieramosca”, dedicata al mio libro degli Affreschi del chiostro francescano di Santa Maria Vetere di Andria. Con amicizia

Beatrice Andriano Cestari
(gennaio 2017)


Veronica Inglese 10 anni fa: ha mantenuto le promesse

Voglio segnalare alla vostra attenzione una foto di dieci anni fa, del febbraio del 2006, che ritrae una giovanissima Veronica Inglese come promessa della nostra atletica barlettana.
Infatti la giovanissima Veronica, nella categoria cadette (15-16 anni) dominò l’intero 2005, vincendo ben quattro titoli italiani nella sua categoria: due a livello studentesco nella corsa campestre e su pista sui 1000 metri, e due competizioni federali sempre nella campestre e su pista nei 1000 metri. Da allora Veronica non si è fermata più.

Stefano Rizzi
(gennaio 2017)


Che fine ha fatto il PUG?

Gentile direttore, che fine ha fatto il PUG? Mi pare se ne parlasse circa un anno fa al Teatro Curci. Dopo di che il silenzio più assoluto.

Giuseppe Seccia
(gennaio 2017)

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Ci fu un incontro al Teatro Curci (il 20 gennaio “Tutta mia la città”, presente il progettista Renato Cervini) e altri tavoli di lavoro per coinvolgere i cittadini e le associazioni interessate a dare un proprio contributo. Senza dire delle accese discussioni in Consiglio Comunale fra il sindaco e la maggioranza del Consiglio Comunale sull’approvazione del vecchio Putt (Piano Urbanistico Territoriale Tematico) o del nuovo Pptr (Piano Paesaggistico Territoriale) che indussero alle dimissioni il sindaco Cascella, poi rientrate. Non è vero che da allora sia subentrato il silenzio più assoluto perché l’assessore ha coinvolto i tre ordini professionali (architetti, ingegneri e geometri) promuovendo un articolato confronto presso il Future Center che ha prodotto un documento frutto di numerose riunioni tenutesi nell’arco di un mese. Il lavoro di sintesi elaborato e presentato
durante il convegno porta le conoscenze e le esperienze del territorio come competenze tecnico-scientifiche in seno al processo di formazione del DPP, per proiettare i contenuti nelle fasi successive di formazione del PUG. Un incontro dagli esiti molto teorici e poco applicabili alla nostra realtà urbanistica? A ogni modo da allora i tre ordini non si sono più riuniti, forse perché informati della proroga di un anno fissata dalla Regione, alla presentazione dell’adeguamento al Pptr da parte dei comuni dei piani urbanistici, prorogata al 23 marzo 2017. Ma quelloè un altro discorso, e in ogni caso sarebbe auspicabile che gli Ordini Professionali tornino a riunirsi per fornire ulteriori contributi multidisciplinari e che tale condivisione continui a coinvolgere gli organismi politico-istituzionali.


Problemi ambientali: evitare il panico

Caro direttore,
il dott. Agostino Di Ciaula, coordinatore del Comitato Scientifico Nazionale ISDE (si occupa di problemi ambientali in relazione alla salute umana) ha fornito questo dato alla Guardia di Finanza: aumento della mortalità a Barletta del 25,4% negli anni 2011-2014, dati a fronte di un valore di 2,5% a livello regionale che la Guardia di Finanza ha accluso alla documentazione a sostegno dell’accusa del procedimento per disastro colposo ambientale. Mi sembra un dato allucinante.

Ruggiero Rizzi
(gennaio 2017)
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E infatti il dott. Ottavio Narracci, a questa valutazione, ha replicato che i dati certificati sulla mortalità arrivano fino al 2013. Quelli successivi si possono considerare “grezzi”, e quindi approssimativi.
Inoltre il direttore generale dell’ASL precisa che nel 2013 c’è stato in tutta Italia un aumento significativo della “mortalità per la ripopolazione della coorte dei novantenni (fenomeni legati alla mortalità della Prima Guerra Mondiale)”. Ma la questione è molto più complessa e articolata, e per questo sarebbe necessario leggere la relazione completa del dott. Narracci la cui sintesi è riportata dalla Gazzetta del 19 novembre. Molto cauto, sul tema, anche il prof. Ruggiero Quarto che nei suoi interventi invita alla moderazione e a evitare un linguaggio catastrofico che semina panico fra la gente.


Notizie su Morini

Gent.ssimo Direttore,
vorrei approfittare della sua rubrica per chiedere ai lettori che seguirono la squadra di calcio del Barletta negli
anni ‘40 se ricordano tale MORINI, calciatore che indossò la maglia biancorossa dal 1945 - con la guerra che
ancora funestava parte della nostra penisola - fino all’estate 1947, per poi sparire dalle scarne note di cronaca.
Era, quello, l’indimenticato Barletta di Pasquale Lattanzio, di Michele Corvasce e di Peppino Cilli.
Di questo ragazzo si sono perse le generalità e si sa solo che, citando i ricordi di alcuni anziani, “proveniva dall’Alta Italia”, come all’epoca si usava definire il nord.
Doveva essere anche un tipo bizzarro, sempre a detta dei pochi testimoni superstiti, ma il suo nome di battesimo e da quale città provenisse, rimangono avvolti dall’oblio.
Non è che qualche lettore con qualche anno in più può darci una mano, scrivendo due righe a barlettacalcio@gmail.com o contattando la vostra redazione?
In campo il nostro Morini era un attaccante. La foto lo ritrae nella primavera del 1945 sul campo di Via d’Aragona. Grazie.

Massimo Penza
(gennaio 2017)


Rapporti Vecchi-Laterza

Caro direttore,
dalla sua biografia su Valdemaro Vecchi siamo stati informati sia degli undici anni passati a Barletta presso l’ex convento di S. Domenico, che gli anni successivi passati a Trani dove diventò l’editore esclusivo di Benedetto Croce.
In vita e oltre. Che vuol dire “oltre”? Ma dopo la morte di Vecchi non subentrò Laterza?
E quali erano i rapporti fra Vecchi e Laterza? Pessimi, credo.

Giuseppe Fiorella
(gennaio 2017)

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“Oltre” vuol dire ancora per molti anni. Dopo la morte del Vecchi, Croce continuò a servirsi della sua tipografia e i libri colà composti risultavano poi editati dai F.lli Laterza, perché la casa editrice barese, al contrario di Vecchi, era in grado di fare entrare nel circuito nazionale i testi prodotti, visibilità a cui ambiva Benedetto Croce.
Quanto ai rapporti fra Vecchi e Laterza, erano di grande stima reciproca. In questi anni
è in stampa il carteggio fra Benedetto Croce e Giovanni Laterza. Telegramma di Laterza a Croce, del 9 febbraio: Con l’animo straziato comunico l’immane sventura della morte del Vecchi. Parto per abbracciare la spoglia gloriosa. Risponde telegraficamente Croce a Laterza nella stessa giornata: Sono rimasto annichilito per la notizia recatami dal vostro telegramma! Ma come è accaduta questa terribile disgrazia?
Io era rimasto con un triste presentimento da quando il Vecchi venne l’ultima volta a Napoli. (carteggio Croce-Laterza 1901- 1910, vol. I, pag. 163)
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Ancora dubbi sulla località della battaglia di Canne?

Caro direttore,
la sera del 1° agosto, il prof. Giovanni Brizzi, massimo studioso di Annibale, nella Sala Rossa, esordì scandendo con estrema chiarezza e categoricità che il luogo della battaglia era Canne, non lontano dalle rive del fiume Ofanto, come certificato da Tito Livio e altri innumerevoli studiosi romani.
Sembrò che una volta per tutte si chiudesse questo deplorevole equivoco, alimentato negli ultimi sedici anni dalla direttrice dell’Antiquarium.
Accanto al prof. Brizzi era seduta la curatrice della mostra, dott.ssa Filly Rossi. Così, quale non è stata la mia grande sorpresa nel leggere dalla cronaca della Gazzetta dell’8 novembre che la studiosa canosina, parlando ai ragazzi del Liceo Classico “Casardi”, aveva adombrato la possibilità che il famoso scontro potesse essere avvenuto non sulle rive dell’Ofanto, ma del Fortore…
Ed ecco il suo pensiero come è stato riportato - virgolettato - dalla Gazzetta “Esistono due scuole di pensiero: una sostiene, come afferma lo scrittore Giovanni Brizzi, che la battaglia sia avvenuta proprio a Canne; la seconda che il cruento scontro si sia verificato presso il fiume Fortore (tale ipotesi è supportata dal fatto che non sono stati rinvenuti reperti bellici che ne attestino lo svolgimento)”.
Non ci eravamo ancora ripresi dalla amara sorpresa, che qualche settimana dopo il prof. Giovanni Guzzo, già sovrintendente alle Antichità di Puglia (1985-1988), nell’incontro al Castello di Barletta, non tornasse lui pure sullo stesso dilemma, alimentando nuovi dubbi.
Abbiamo provato una grande delusione, perché ci eravamo illusi che quel convegno agostano almeno un punto fermo l’avesse messo, quello sulla località della battaglia. I due interventi sono passati quasi inosservati, a riprova che nulla è cambiato.

Michele Lanotte
(gennaio 2017)



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