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Risanamento della costa meglio tardi che mai

Dopo molti anni di immobilismo che ha attraversato le varie consiliature ed amministrazioni che si sono alternate nel governo della città, finalmente a Barletta sono stati avviati, interrotti e poi ripresi i lavori di sistemazione della Strada delle Salinelle e di difesa della costa del litorale di Ponente con opere di consolidamento e posa di barriere frangiflutti. Si è però, dovuto aspettare tanti anni e che l’azione delle onde marine erodessero buona parte del detto litorale e della stessa strada che conduceva alla foce dell’Ofanto con il mare che ha invaso letteralmente la zona di terra a ridosso del fiume ed ha distrutto un lungo tratto della strada delle Salinelle e spesso, nei giorni di violente burrasche, è penetrato all’interno del villaggio, la Fiumara arrecando vari danni.

Antonio Riglietti
(febbraio 2017)


Precisazioni su una foto a “S. Pasquale”

Caro direttore,
nel libro di Ruggiero Di Cuonzo, “La chiesa di S. Maria della Vittoria”, è pubblicata una foto antica (ho ritagliato il particolare) dell’interno della chiesa. Osservando il fondo della chiesa sul presbiterio e confrontandolo com’è oggi, cominciando dall’alto ho notato che l’Angelo con la palma in mano, dipinto nel tondo dell’affresco
“La battaglia di Lepanto”, è stato coperto interamente dal cielo. La “Madonna con Bambino”, posti sotto lo stemma dei Francescani, non sono più visibili perché colorati di bianco. L’invocazione

S[ANCTA] MARIA DE VICTORIA ORA
PRO N[OBIS]

sull’arco dell’altare maggiore e il sottostante ovale con raffigurazione (Madonna con palma in mano?) sono stati coperti dalla nuova pitturazione bianca, come anche, intorno alla volta e sotto il cornicione, tutti gli stemmi delle nazioni e delle città principali italiane che parteciparono alla battaglia di Lepanto. Sulla volta dell’area presbiteriale c’erano due gelosie per lato e altre erano lungo le pareti della sala. Il Vista ci ha tramandato che il presbiterio era chiuso da una balaustra di marmo, costruita nel 1839, con cancello di chiusura.
Il pavimento era in mattoni a cemento, messo in opera nel 1910, nel centro, tra i due altari laterali e il presbiterio, era inserita una grande lastra di marmo che indicava l’antica sepoltura nel sottostante cimitero delle monache, dei frati e di qualche benefattore.
Dopo i restauri (?!), il pavimento è stato sostituito e la lastra eliminata con tutto quello sopra descritto. Sarebbe interessante sapere perché la caratterizzazione barocca, non ampollosa ma sobria dell’interno, sia stata soppiantata da una semplificazione decorativa molto discutibile anche se - lo ammetto - piacevole. È un oltraggio alla storia quando si cancellano testimonianze del passato, specialmente se con leggerezza.

Antonio F. G. Pignatelli
(febbraio 2017)


Una dimenticanza

Caro direttore,
ho ricevuto oggi “Il Fieramosca” e ho letto l’articolo sui libri editi da autori barlettani nel 2016. Hai dimenticato il mio ultimo, “Canzoni del Tempo” cheè stato infatti pubblicato nel giugno 2016 e sta esaurendo la prima edizione; a marzo sarà presentato per Building Apulia con la Biblioteca della Regione Puglia. Intanto sto preparando il mio quarto titolo, questa volta sul mondo della musica classica.
Come sai, per averlo inserito nel tuo ultimo volume “Quaranta scrittori barlettani”, è la mia terza raccolta di racconti.

Fulvio Frezza
(febbraio 2017)

_____________________________________
Caro Fulvio,
ci sono restato veramente male a sapere che avevo saltato il tuo libro “Canzoni del tempo”, tanto più che venni alla tua presentazione presso la libreria Cialuna, una bella serata, molto intensa e partecipata, come per tutte le tue presentazioni, “tue”, ma anche di altri autori. Nel fare questa classificazione sono molto scrupoloso per cui considero questa mancanza inspiegabile e imperdonabile.
Colgo l’occasione per ricordare - ai lettori distratti - che il tuo libro “Meraviglioso” (commento ad alcune fra le più belle canzoni di Domenico Modugno) è alla quarta edizione, certo nel numero consueto che riguardano la piccola editoria. Leggo dalle cronache regionali che continui a presentarlo in diversi centri pugliesi, specialmente a Polignano dove ebbe uno straordinario successo, riempiendo una strabocchevole piazza.


Ricordo di Raffaele Iorio

A distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, ancora oggi, pensando a Raffaele Iorio, ci viene spontaneo chiederci: ma cosa ha rappresentato veramente per le nostre città, per il nostro territorio per la nostra cultura… e cosa ci ha lasciato in eredità? Se ci ha lasciato qualcosa di prezioso, di durevole, nel campo dei suoi studi, delle sue ricerche e cosa abbiamo sedimentato, nella nostra memoria, il suo insegnamento, le sue provocazioni, il suo spirito mordace… una cosa non possiamo negare, che con la sua torrenziale produzione, abbia contribuito ad alimentare un ritrovato interesse per la cultura a beneficio non tanto degli specialisti (anche di quelli) ma soprattutto dei comuni lettori.

(febbraio 2017)


Quaranta narratori

Caro direttore,
con sorpresa mi trovo inserito nella tua ultima pubblicazione “Quaranta narratori locali” edito da Rotas. Addirittura quaranta!
Ti ringrazio, perché ignoravo l’esistenza di un tale nutrito numero di autori. Esistono diversi campi nei quali opera chi si dedica alla scrittura; non saranno certo ignote ad un editore come te, le definizioni di saggista, storico, scrittore, narratore, poeta.
Come si legge nel mio sito web (www.francescodelvecchio.com), sono iscritto nell’elenco degli autori italiani dal 1995 e nel corso della mia attività, ho scritto saggi riguardanti i problemi del mondo degli affari (con particolare riguardo alla Moda, ma non solo), crisi internazionali, Storia (specie quella definita risorgimentale), biografie su grandi testimoni del ‘900; ho parlato anche delle foibe di Tito sugli sloveni, racconti, sempre al di fuori del contesto locale, non per un malcelato senso di superiorità, ma in virtù di un mio percorso intellettuale.
Tra l’altro, uno dei miei ultimi libri è stato anche presentato con successo alla Sala Rossa del castello, in città, con la partecipazione dell’assessore cittadino alla Cultura. Ho collaborato con diversi editori, mai pagando per le mie pubblicazioni e non ho mai pubblicato con editori che non avessero almeno un minimo di distribuzione.
Scrivere è facile, diceva Hemingway, basta mettersi davanti ad una macchina da scrivere (oggi computer) e far sanguinare le proprie ferite. Il vero viaggio, infatti, è quello che dobbiamo compiere all’interno di noi stessi,
per dare un senso all’esistenza di ognuno.
Ho voluto portare la mia mediterraneità nel mondo confrontandola con altri modi di essere, non per spirito di competizione ma per arricchimento culturale.
Una ricerca che continuo con soddisfazione, perciò i miei libri non possono certo essere definiti “difficilmente classificabili”, come hai scritto.
Buon Anno

Francesco del Vecchio
(febbraio 2017)


Auguri per i trent’anni di attività della Rotas

Caro direttore,
impedimenti familiari mi hanno impedito di formulare per tempo i miei auguri per il trentennale della Rotas.
Personalmente devo tanto a questa piccola-grande casa editrice (piccola nel contesto nazionale, ma grande nel contesto cittadino e comprensoriale).
Un ringraziamento particolare al mensile “Il Fieramosca”.
Il monitoraggio dell’attività socio-politica amministrativa di quanto avviene a Barletta (ma anche di attualità varia) mi fa sentire ancora un cittadino barlettano benché da 46 anni abiti a Roma. Senza parlare poi della produzione editoriale sulla storia della città che, aggiornando i contributi di storici locali, ha arricchito le mie scarse conoscenze.
I tuoi libri ordinatamente allineati nella mia libreria costituiscono un valore aggiunto allo scibile presente e “illuminano” con la cromaticità delle copertine l’intera scaffalatura.
Peccato che in Italia si legga poco. Il calo dell’editoria dipende in gran parte dal disinteresse della gente, ma anche dalla tecnologia: la gente è distratta dagli smartphone e tablet (la nostra è epoca degli “screen age”). C’è però un dato positivo ed è quello dell’editoria per bambini e ragazzi.
La Rotas fa bene ad indirizzare il suo sforzo anche verso i piccoli lettori, così comeè apprezzabile che tu vada fra gli alunni nelle scuole.
Ad maiora

Tonino Barbera
(febbraio 2017)


Grazie dell’articolo

Gentile dottor Russo,
la ringrazio per le attenzioni che ha avuto nei miei riguardi con la pubblicazione di una pagina nell’ultimo numero del “Fieramosca”, dedicata al mio libro degli Affreschi del chiostro francescano di Santa Maria Vetere di Andria. Con amicizia

Beatrice Andriano Cestari
(gennaio 2017)


Veronica Inglese 10 anni fa: ha mantenuto le promesse

Voglio segnalare alla vostra attenzione una foto di dieci anni fa, del febbraio del 2006, che ritrae una giovanissima Veronica Inglese come promessa della nostra atletica barlettana.
Infatti la giovanissima Veronica, nella categoria cadette (15-16 anni) dominò l’intero 2005, vincendo ben quattro titoli italiani nella sua categoria: due a livello studentesco nella corsa campestre e su pista sui 1000 metri, e due competizioni federali sempre nella campestre e su pista nei 1000 metri. Da allora Veronica non si è fermata più.

Stefano Rizzi
(gennaio 2017)


Che fine ha fatto il PUG?

Gentile direttore, che fine ha fatto il PUG? Mi pare se ne parlasse circa un anno fa al Teatro Curci. Dopo di che il silenzio più assoluto.

Giuseppe Seccia
(gennaio 2017)

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Ci fu un incontro al Teatro Curci (il 20 gennaio “Tutta mia la città”, presente il progettista Renato Cervini) e altri tavoli di lavoro per coinvolgere i cittadini e le associazioni interessate a dare un proprio contributo. Senza dire delle accese discussioni in Consiglio Comunale fra il sindaco e la maggioranza del Consiglio Comunale sull’approvazione del vecchio Putt (Piano Urbanistico Territoriale Tematico) o del nuovo Pptr (Piano Paesaggistico Territoriale) che indussero alle dimissioni il sindaco Cascella, poi rientrate. Non è vero che da allora sia subentrato il silenzio più assoluto perché l’assessore ha coinvolto i tre ordini professionali (architetti, ingegneri e geometri) promuovendo un articolato confronto presso il Future Center che ha prodotto un documento frutto di numerose riunioni tenutesi nell’arco di un mese. Il lavoro di sintesi elaborato e presentato
durante il convegno porta le conoscenze e le esperienze del territorio come competenze tecnico-scientifiche in seno al processo di formazione del DPP, per proiettare i contenuti nelle fasi successive di formazione del PUG. Un incontro dagli esiti molto teorici e poco applicabili alla nostra realtà urbanistica? A ogni modo da allora i tre ordini non si sono più riuniti, forse perché informati della proroga di un anno fissata dalla Regione, alla presentazione dell’adeguamento al Pptr da parte dei comuni dei piani urbanistici, prorogata al 23 marzo 2017. Ma quelloè un altro discorso, e in ogni caso sarebbe auspicabile che gli Ordini Professionali tornino a riunirsi per fornire ulteriori contributi multidisciplinari e che tale condivisione continui a coinvolgere gli organismi politico-istituzionali.


Problemi ambientali: evitare il panico

Caro direttore,
il dott. Agostino Di Ciaula, coordinatore del Comitato Scientifico Nazionale ISDE (si occupa di problemi ambientali in relazione alla salute umana) ha fornito questo dato alla Guardia di Finanza: aumento della mortalità a Barletta del 25,4% negli anni 2011-2014, dati a fronte di un valore di 2,5% a livello regionale che la Guardia di Finanza ha accluso alla documentazione a sostegno dell’accusa del procedimento per disastro colposo ambientale. Mi sembra un dato allucinante.

Ruggiero Rizzi
(gennaio 2017)
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E infatti il dott. Ottavio Narracci, a questa valutazione, ha replicato che i dati certificati sulla mortalità arrivano fino al 2013. Quelli successivi si possono considerare “grezzi”, e quindi approssimativi.
Inoltre il direttore generale dell’ASL precisa che nel 2013 c’è stato in tutta Italia un aumento significativo della “mortalità per la ripopolazione della coorte dei novantenni (fenomeni legati alla mortalità della Prima Guerra Mondiale)”. Ma la questione è molto più complessa e articolata, e per questo sarebbe necessario leggere la relazione completa del dott. Narracci la cui sintesi è riportata dalla Gazzetta del 19 novembre. Molto cauto, sul tema, anche il prof. Ruggiero Quarto che nei suoi interventi invita alla moderazione e a evitare un linguaggio catastrofico che semina panico fra la gente.


Notizie su Morini

Gent.ssimo Direttore,
vorrei approfittare della sua rubrica per chiedere ai lettori che seguirono la squadra di calcio del Barletta negli
anni ‘40 se ricordano tale MORINI, calciatore che indossò la maglia biancorossa dal 1945 - con la guerra che
ancora funestava parte della nostra penisola - fino all’estate 1947, per poi sparire dalle scarne note di cronaca.
Era, quello, l’indimenticato Barletta di Pasquale Lattanzio, di Michele Corvasce e di Peppino Cilli.
Di questo ragazzo si sono perse le generalità e si sa solo che, citando i ricordi di alcuni anziani, “proveniva dall’Alta Italia”, come all’epoca si usava definire il nord.
Doveva essere anche un tipo bizzarro, sempre a detta dei pochi testimoni superstiti, ma il suo nome di battesimo e da quale città provenisse, rimangono avvolti dall’oblio.
Non è che qualche lettore con qualche anno in più può darci una mano, scrivendo due righe a barlettacalcio@gmail.com o contattando la vostra redazione?
In campo il nostro Morini era un attaccante. La foto lo ritrae nella primavera del 1945 sul campo di Via d’Aragona. Grazie.

Massimo Penza
(gennaio 2017)


Rapporti Vecchi-Laterza

Caro direttore,
dalla sua biografia su Valdemaro Vecchi siamo stati informati sia degli undici anni passati a Barletta presso l’ex convento di S. Domenico, che gli anni successivi passati a Trani dove diventò l’editore esclusivo di Benedetto Croce.
In vita e oltre. Che vuol dire “oltre”? Ma dopo la morte di Vecchi non subentrò Laterza?
E quali erano i rapporti fra Vecchi e Laterza? Pessimi, credo.

Giuseppe Fiorella
(gennaio 2017)

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“Oltre” vuol dire ancora per molti anni. Dopo la morte del Vecchi, Croce continuò a servirsi della sua tipografia e i libri colà composti risultavano poi editati dai F.lli Laterza, perché la casa editrice barese, al contrario di Vecchi, era in grado di fare entrare nel circuito nazionale i testi prodotti, visibilità a cui ambiva Benedetto Croce.
Quanto ai rapporti fra Vecchi e Laterza, erano di grande stima reciproca. In questi anni
è in stampa il carteggio fra Benedetto Croce e Giovanni Laterza. Telegramma di Laterza a Croce, del 9 febbraio: Con l’animo straziato comunico l’immane sventura della morte del Vecchi. Parto per abbracciare la spoglia gloriosa. Risponde telegraficamente Croce a Laterza nella stessa giornata: Sono rimasto annichilito per la notizia recatami dal vostro telegramma! Ma come è accaduta questa terribile disgrazia?
Io era rimasto con un triste presentimento da quando il Vecchi venne l’ultima volta a Napoli. (carteggio Croce-Laterza 1901- 1910, vol. I, pag. 163)
.


Ancora dubbi sulla località della battaglia di Canne?

Caro direttore,
la sera del 1° agosto, il prof. Giovanni Brizzi, massimo studioso di Annibale, nella Sala Rossa, esordì scandendo con estrema chiarezza e categoricità che il luogo della battaglia era Canne, non lontano dalle rive del fiume Ofanto, come certificato da Tito Livio e altri innumerevoli studiosi romani.
Sembrò che una volta per tutte si chiudesse questo deplorevole equivoco, alimentato negli ultimi sedici anni dalla direttrice dell’Antiquarium.
Accanto al prof. Brizzi era seduta la curatrice della mostra, dott.ssa Filly Rossi. Così, quale non è stata la mia grande sorpresa nel leggere dalla cronaca della Gazzetta dell’8 novembre che la studiosa canosina, parlando ai ragazzi del Liceo Classico “Casardi”, aveva adombrato la possibilità che il famoso scontro potesse essere avvenuto non sulle rive dell’Ofanto, ma del Fortore…
Ed ecco il suo pensiero come è stato riportato - virgolettato - dalla Gazzetta “Esistono due scuole di pensiero: una sostiene, come afferma lo scrittore Giovanni Brizzi, che la battaglia sia avvenuta proprio a Canne; la seconda che il cruento scontro si sia verificato presso il fiume Fortore (tale ipotesi è supportata dal fatto che non sono stati rinvenuti reperti bellici che ne attestino lo svolgimento)”.
Non ci eravamo ancora ripresi dalla amara sorpresa, che qualche settimana dopo il prof. Giovanni Guzzo, già sovrintendente alle Antichità di Puglia (1985-1988), nell’incontro al Castello di Barletta, non tornasse lui pure sullo stesso dilemma, alimentando nuovi dubbi.
Abbiamo provato una grande delusione, perché ci eravamo illusi che quel convegno agostano almeno un punto fermo l’avesse messo, quello sulla località della battaglia. I due interventi sono passati quasi inosservati, a riprova che nulla è cambiato.

Michele Lanotte
(gennaio 2017)


Errata corrige su una foto di 55 anni fa, 1961, l’anno del Centenario

Caro direttore, caro Renato, ho ritagliato dall’ultimo “Fieramosca” la foto di gruppo dei medici ospedalieri datata erroneamente maggio 1959 e incompleta per quanto riguarda la identificazione di tutti i medici presenti. La data corretta è maggio 1961 perché essendo ritratti nel gruppo io e il collega Luigi Canfora, che ci siamo laureati l’8 luglio 1960, non potevamo trovarci in ospedale già nel 1959 e neppure nel maggio dell’anno successivo.
Ho identificato le fisionomie dei medici non identificati e ne ho annotato le generalità ed i numeri di riferimento della foto di gruppo. Ritenendo di aver reso un servizio utile ai lettori, ti saluto affettuosamente

Peppino Falconetti

(dicembre 2016)



Maggio 1961. Il prof. Lattanzio contribuì in quegli anni alla nascita di una vera e propria équipe di valenti medici; molti suoi allievi e collaboratori raggiungeranno posti di rilievo in altre strutture ospedaliere. Nella foto: 1) Angela Fruscio; 2) Giovanni Cocchiarole; 3) Oronzo Pedico; 4) mons. Giuseppe Di Matteo; 5) dott. Gustavo Prezzolini commissario prefettizio; 6) prof. Ruggero Lattanzio direttore sanitario, primario chirurgo; 7) prof. Michele Di Benedetto Dell’Aquila, primario medicina interna; 8) Enrico Lattanzio; 9) Michele Damato direttore
amministrativo; 10) Pasquale Ferrara; 11) Nicola Balzano, 12) Michele Lionetti; 13) Pietro Bafunno; 14) Mario Rizzi; 15) Bruno Tozzi; 16) Luigi Canfora; 17) Antonio Canfora; 18) Oronzo Romanelli; 19) Cesare Defazio; 20) Ruggiero Dimiccoli; 21) Donato Messina; 22) Francesco Nigri; 23) Giuseppe Cacudi; 24) Pietro Muntoni; 25) Giovanni Spinazzola; 26) Stefano Seccia; 27) Giuseppe Cozzoli; 28) Giuseppe Falconetti; 29) Antonio Porreca (coll. Donato Messina)

Due nuovi cavalieri nell’Ordine Militare Costantiniano di S. Giorgio

Presso la Concattedrale di Santa Maria Maggiore di Barletta, il 18 novembre, alla presenza di mons. Giovan Battista Pichierri è avvenuta l’investitura dei cavalieri d’ufficio Vito Dibitonto e di Francesco Paolo Maffei dell’Ordine Militare Costantiniano di S. Giorgio.
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è un Ordine Equestre le cui origini, per tradizione, risalgono all’Imperatore Costantino, dopo l’apparizione della Croce a Saxa Rubra, ed è pertanto considerato uno dei più antichi ordini cavallereschi.
Si propone la propagazione della Fede e la glorificazione della Croce. Dà il suo contributo d’azione e di attività nelle opere dell’Assistenza Sociale e Ospedaliera. Lo Stato Italiano ha riconosciuto formalmente la legittimità dell’Ordine e, dal 1963, autorizza i cittadini italiani a fregiarsi delle decorazioni del medesimo ai sensi dell’art. 7 della Legge 178 del 3 marzo 1951.
I cittadini italiani insigniti della Croce dell’Ordine possono far parte dell’Associazione Nazionale Italiana Cavalieri Costantiniani (A.N.C.C.I.) eretta in Ente Morale con Decreto del Presidente della Repubblica del 30 marzo 1973.

(dicembre 2016)


Ringraziamenti

Caro Direttore,
volevo ringraziare per la copia appena ricevuta della Sua rivista. Come ho già avuto modo di scrivere Il Fieramosca è uno spaccato di vita della città con tutte le sue sfaccettature.
Leggerlo è stato veramente emozionante e per un attimo mi sono sentito nuovamente a Barletta con tutta la sua gente, la sua storia e la sua cultura.
Un tuffo nel recente passato nel quale ho rivisto persone e luoghi dei cinque intensissimi anni della mia vita trascorsi nella Vostra città.
Mi auguro sempre di incontrare persone capaci di portare avanti le proprie idee e la propria cultura con la stessa perseveranza che ogni mese contraddistingue la redazione del Fieramosca.

Con stima
Vincenzo Di Domenico
Ex Direttore della Cementeria di Barletta
(dicembre 2016)


Ricordo del dott. Donato Messina

Mi chiamo Ruggiero Dipalma e ho una bancarella di libri usati che sposto periodicamente in vari punti della città (in questo periodo staziono di fronte al Liceo Classico).
Ma di solito la mia postazione preferita è su piazza Federico di Svevia, non lontano dalla statua dedicata a Padre Pio. Di curiosi, tanti. Di acquirenti, pochini. Fra questi ricordo un signore distinto che, passando davanti alla mia bancarella, si fermava incuriosito e si metteva a rovistare tra i libri di storia, alla ricerca di testi che potessero riguardare Barletta o il nostro territorio. Era il dott. Donato Messina che su quella piazza ci abitava.
Io naturalmente, vedendo che veniva spesso, per non deluderlo, cercavo libri che potessero incuriosirlo e di cui spesso mi parlava, così finimmo (se me lo posso permettere) col diventare amici. E poiché avevo imparato a conoscere il suo grande amore per la città, quando mi capitava un bel libro o un qualsiasi documento sulla città, andavo addirittura a suonare al campanello di casa sua. Tra i volumi che gli ho procurato, uno molto sciupato sulla Disfida di Barletta ed un altro sull’occupazione tedesca a Barletta, testi che - mi disse - avrebbe fatto vedere ad un suo amico appassionato di storia locale.
Credo si riferisse a voi, direttore, anche se non mi fece il nome per discrezione. Ora la sua assenza mi pesa, perché m’ero abituato a vederlo passare ogni mattina, tanto che ancora qualche giorno dopo la sua scomparsa, ero quasi stupito che non passasse più da me. Specialmente dopo che avevo trovato un vecchio libro su Canne che so che gli avrebbe fatto tanto piacere avere.
Che grande mistero, la morte.
È vero, il dott. Donato non c’è più, ma per me, nel mio cuore e nel mio ricordo, continuerà a trovare un posto speciale la sua memoria, il suo sorriso, la sua amichevole cordialità che mi scaldava il cuore.

Ruggiero Dipalma

(dicembre 2016)


Le antiche mura di Barletta

Riceviamo dall’architetto Ilaria Antonucci e volentieri pubblichiamo questa immagine panoramica dei resti delle mura spagnole di Barletta sul fronte mare (via Mura del Carmine) estratta dalla sua tesi di laurea.


Tempo che passa…

Stimato Direttore,
Sono un liceale di Barletta, solito nell’interessarsi alla sezione “lettere al direttore” de “Il Fieramosca”. La mia esperienza: il continuo affacciarsi ad una vita frenetica, tempestiva. Probabilmente nessuno farà caso a questa missiva e forse non verrà nemmeno letta per mancanza di tempo. Tempo è proprio il nostro amico, nemico, il nostro coinquilino. Chi meglio di un adolescente può comunicare l’idea di tempo a suoi coetanei, assuefatti da questa realtà?
Chiediamo al tempo di rallentare, di fermarsi quando siamo noi a fuggire da questi. Una lettera al tempo, una eterna domanda a cui nessuno mai potrà rispondere.
Spero che troverà il suo spazio nella sezione lettere al direttore…
Tempo che passa, tempo che scorre, fusi orari, scadenze, secondi, nano-secondi, vita frenetica, insomma rallenta. Non chiedo molto, qualche secondo felice e un po’ di puntualità. Spero, caro tempo che mi faccia soffermare, come molti altri, su ciò cheè importante. Allontanandomi da quell’illusorio benessere di cui siamo ostaggi.
Adesso vado via, altrimenti sono in ritardo… di nuovo. La sveglia è suonata, ho un altro impegno. Colpa tua. Scrivimi appena possibile, non ci impiegare un’eternità, ho altro da fare.
Un’altra cosa: “Quanto tempo è per sempre?”. Non rispondere con la classica “A volte solo un secondo”. Altrimentiè copyright.

Marino Carlone
(novembre 2016)
Un tempo quattro librerie su Corso Garibaldi

Nell’ultimo numero del Fieramosca lei accenna a quattro librerie presenti su Corso Garibaldi fino a poco tempo fa. Me le vuole ricordare?

Tonino Filannino
(novembre 2016)
_____________________________________
In ordine di apertura: la Libreria Liverini fondata nel 1907 dai fratelli Liverini e poi gestita dai fratelli Chiandetti; la libreria Europa, aperta negli anni Cinquanta, gestita da Aldo Vittorini, la Libreria Di Candia fondata da Aureliano Dicandia, affidata al suo collaboratore Cassano e da ultimo ceduta al giovane Massimo Mininni; la Libreria Adriatica di fronte al cinema Paolillo condotta da Ruggiero Di Cataldo ex messo storico dell’Europa.
Oggi sopravvivono solo il Punto Einaudi e la Libreria Di Candia, ad angolo fra Corso Garibaldi e via Geremia di Scanno.
Il libro elettronico su Fausto Coppi sul sito “Giannella Channel”

Cari amici lettori del Fieramosca, non perdetevi il mio libro elettronico su Fausto Coppi sul sito “Giannella Channel”.
Sapevate che il campionissimo era stato a Barletta?

Salvatore Giannella
(novembre 2016)
Amarcord

Caro direttore, le invio una mia creazione artistica (Lucrezia del Parmigianino, 1540), una delle tante che ho realizzato in tutti questi anni, a partire dal 2003, anno del V Centenario della Disfida di Barletta.
Da allora quante creazioni, frutto di ricerche, studio, dedizione, amarezze, quanti sacrifici, tutti chiusi nello scrigno dei ricordi…

Ada Roggio
(novembre 2016)

Ringraziamenti

Caro direttore,
ringrazio lei e la redazione per avermi dato l’opportunità di collaborare con la vostra storica rivista “Il Fieramosca”. Cordiali saluti.

Michele Lasala
(novembre 2016)


Il grifone di Bitonto

Caro direttore,
sono Claudia Rizzo, ci siamo conosciuti a Gubbio alla Sua conferenza su Federico II.
Se un giorno avrà un momento libero e volesse rispondere alla mia domanda le sarei molto grata.
Sto rivedendo le foto della Puglia e ci è sorto un dubbio.
Perché il grifone della cattedrale di Bitonto (sul pavimento musivo) ha un fiore in bocca?
Ma soprattutto quel fiore è il giglio imperiale?
Spero che il viaggio di ritorno nella splendida Barletta sia andato bene.
Un caro saluto a lei e famiglia.

Claudia Rizzo
(novembre 2016)
_____________________________________
Gentile Signora,
della sua lettera ho apprezzato il suo ricordo di quella bella mattinata a Gubbio. Per il resto mi consenta una piccola delusione: interpellarmi per conoscere il significato del fiore in bocca al grifo m’è sembrato un po’ riduttivo. Insomma è solo un motivo ornamentale, una leziosità grafica dell’autore del mosaico, nulla di più.
In ogni caso nessuna relazione con Federico II, (visto che parla di gigli “imperiali”); potrebbe appartenere alla
casa angioina, ma n’è distante per una serie di motivi non solo grafici che sarebbe lungo (e ozioso) approfondire. Per saperne di più le consiglierei di leggere: I restauri della Cattedrale, note sui lavori, di Emilia
Pellegrini in Studi in onore di Michele D’Elia a cura di C. Gelao, Modena 1996; Le origini archeologiche di Maria Rosaria Depalo in Atti del Convegno di Bitonto, 15-17 ottobre 1998, Bari 1999 e soprattutto Relazioni storiografiche e analisi dei reperti della Cattedrale di Bitonto di Paolo Spagnoletti in Castelli e Cattedrali di Puglia, Adda-Bari 1999.

Brevi sulla famiglia Pignatelli

Castello, bastione di S. Antonio, a nord-est, concio di risulta con lo stemma della famiglia Pignatelli (presente
a Barletta dal 1400) inserito sulla cornice marcapiano del fianco sud, presso lo spigolo.
Oltre questo stemma, un altro è inserito sulla facciata del palazzo Pignatelli in Via E. Fieramosca, un terzoè custodito nei magazzini del Castello, forse proveniente dal palazzo del Gran Priore in Corso Cavour, sede di Fabrizio Pignatelli, priore della chiesa di S. Giovanni Gerosolimitano di Barletta.
Camillo Pignatelli nel 1633 vendette ai della Marra il celebre palazzo costruito in Via Cialdini.
Non sia considerato un panegirico della famiglia ma, a vanto della “pugliesità”, aggiungo che la limitrofa Spinazzola diede i natali ad Antonio Pignatelli, poi papa Innocenzo XII.

Antonio F.G. Pignatelli
(novembre 2016)


Lettera da Colonia da un barlettano con nostalgia

Mi chiamo Corrado Belgiovine, sono un barlettano emigrato in Germania, a Frechen (Colonia) circa trent’anni fa e anche se mi sono perfettamente integrato in questa nuova realtà, io con la mia famiglia, avverto sempre la nostalgia di Barletta, dove periodicamente faccio ritorno e che negli ultimi anni ho trovato profondamente cambiata, purtroppo non sempre in meglio. Però è pur sempre la mia città d’origine alla quale perdono tutto. Barlettaè una gran bella città che è stata teatro di grandi eventi come la Battaglia di Canne o la Disfida di Barletta, e di importanti personaggi come Giuseppe De Nittis e - negli ultimi tempi - Pietro Mennea.

Corrado Belgiovine
(novembre 2016)

L’antico molo di Barletta

A quando risale il più antico attracco portuale di Barletta?
Antonio Rizzitelli

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Nella seconda metà del IV sec. a.C., quando già Canosa era stata fondata da diversi secoli, in fuga da Alessandro Magno, intorno al 336 a.C., si affacciarono sul litorale adriatico i Bardei Illirici, i quali sbarcarono in un anfratto costiero oggi corrispondente pressappoco all’area occupata da piazzetta Marina.
E qui, partendo dalle radici della chiesa di S. Cataldo - ne sopravvivono ancora tracce - si costruirono il loro primo attracco portuale.
Se i Canosini scaricavano le loro derrate sulla foce del fiume Ofanto, e a poco meno di tre miglia a nord i Bardei avevano fondato un proprio attracco portuale, non è difficile immaginare che i due popoli siano presto entrati in contatto collaborativo, e che questa intesa commerciale cent’anni dopo si sia rafforzata dopo la guerra annibalica, quando la fedeltà di Canosa a Roma procurò alla città diomedea più intensi scambi commerciali, così intensi che l’approdo costiero, si consolidò tanto che, con definizione invero attribuibile a F. P. De Leon, chiameremo questo primordiale attracco portuale Navale Canusinorum, definizione che ci aiuta a tenere distinto questo primo arcaico molo (IV sec. a.C.) da quello che sarà costruito diversi secoli dopo e che si chiamerà Caricaturo di Canosa (IV sec. d.C.).


(ottobre 2016)


Il Castello di Canosa

Sento spesso parlare dell’antico Castello di Canosa, che esisteva ancora ai tempi della Disfida; so che ci sono delle sporadiche vestigia, ma esiste un disegno che ce lo rappresenta?

Antonio Caruso
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Esiste una veduta del Desprez che - al seguito della spedizione del Saint-Non - in Puglia - lo disegnò nel 1778.

(ottobre 2016)

Estate in vernacolo

Nell’aver constatato quanto sia efficace la pubblicizzazione di eventi culturali sul Fieramosca, anche a nome del mio amico Antonio Falconetti, vogliamo ringraziarla per l’articolo pubblicato sul mensile di settembre con il titolo: “Estate Barlettana in Vernacolo”.
Cordiali saluti

Francesco Paolo Dellaquila
(ottobre 2016)


Ringraziamenti

Gent.mo Direttore,
è stata recapitata a casa la copia del Fieramosca di Settembre e che emozione veder pubblicata le mia lettera!!.
Ma cosa ancora più bella è l’emozione che ho suscitato in babbo e mamma che non sapendone nulla hanno letto la lettera dal suo giornale.
Grazie per la disponibilità
Con stima

Angelo Rizzi
(ottobre 2016)


Quella fermata a Barletta

Gent.mo Direttore,
trasmetto, per opportuna conoscenza, il documento del MIDA, inoltrato al Presidente VIII Commissione “Lavori pubblici e Comunicazioni” del Senato, senatore Altero Matteoli: “sei buone ragioni del MIDA per confutare la risposta immediata del Governo/Trenitalia al question time, del 21 luglio 2016, degli onorevoli Sisto e Biasotti, alla IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
Tanto, per provocare una nuova interrogazione parlamentare al Governo, in merito alla mancata fermata del Frecciarossa nella stazione ferroviaria di Barletta.
Cordiali saluti.

Nardo Binetti
Coordinatore MIDA-BT
(ottobre 2016)


Un ringraziamento all’Amministrazione Comunale

Caro direttore,
attraverso il suo periodico voglio ringraziare l’amministrazione comunale, un grazie di vero cuore perché rivedere le gigantografie delle dame delle varie Disfide, le mie creazioni (copricapi, gioielli e acconciature storiche), esposte in Corso Cavour sulle finestre di Palazzo San Domenico, mi ha portato una grande emozione.

Ada Roggio
(ottobre 2016)


Il ponte sull’Ofanto

Caro direttore,
voglio segnalarle una notizia che ho appreso in questi giorni e della quale voglio rendere partecipi i suoi lettori.
Dopo 200mila segnalazioni per l’8a edizione del Censimento nazionale del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “I luoghi del Cuore”, primo monumento classificato in Puglia è risultato l’antico ponte romano sull’Ofanto fatto costruire dall’imperatore Traiano intorno all’anno 114 d.C.

Paolo Rizzi
(ottobre 2016)


Grazie del volume “I Normanni in Puglia”

Caro direttore,
grazie per il volume “I Normanni in Puglia”, che conferma il tuo talento per l’alta divulgazione.
Un abbraccio,

p. Gerardo Cioffari

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Caro padre Gerardo,
in tema di divulgazione sui Normanni in Puglia, insuperabile resta il tuo volume Storia di Bari: figure e vicende dell’epoca medievale, edito da Centro Studi Nicolaiani nel 1998, testo documentatissimo di un’estrema chiarezza espositiva, ricchissimo di immagini e di una cospicua appendice.

(ottobre 2016)


Aldo Musti alla Fiera di Milano

Aldo Musti alla Fiera di Milano, dove Arpex, col suo campionario multicolorato, ha presentato una biografia di Mennea del dott. Mimmo Gambatesa e un depliant illustrativo a colori sulla Disfida di Barletta, da lui sponsorizzato in occasione della recente rievocazione.

(ottobre 2016)


11 settembre 2016: 90° compleanno della pittrice Maria Picardi Coliac

L’11 settembre 2016, ricorrendo il novantesimo compleanno della ben nota pittrice Maria Picardi Coliac, vorrei porgerle da queste pagine i miei più cordiali auguri di ogni bene.
L’artista Maria Picardi Coliac è da annoverare tra i pittori più illustri di Barletta.

Antonio F. G. Pignatelli
(ottobre 2016)

La Raggi a Roma: dalle proteste alla proposta c’è un abisso

Sono un pentastellato un po’ disorientato da quello che sta accadendo al Comune di Roma. Che ne pensa?
Lettera firmata

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Penso che il disastro del Comune di Roma, sotto gli occhi di tutti, è la prima grande delusione dell’applicazione del metodo di gestione diretta ipotizzato dal movimento di Grillo. Infatti questi movimenti di denuncia vanno bene finché si tratta di protestare contro le cose che non funzionano, ma un altro discorso è poi essere messi a governare, dove le rigide regole del movimento non funzionano più, non possono funzionare.
È quello che sta succedendo a Roma: grandi progetti, grandi idee, ma una prevedibile incapacità strutturale è entrare in sintonia con i problemi reali che sono complessi in qualunque comune, figurarsi a Roma. Dove, a parte l’inesperienza della Raggi, i candidati grillini - in omaggio al criterio della rappresentanza popolare - vogliono interferire nella scelta della città. Il Comune è un’azienda di grandi dimensioni, per la quale è necessario avere dei veri e propri manager e purtroppo il partito Cinque Stelle non ha prodotto ancora una classe dirigente all’altezza della complessità dei tempi moderni e dalle proteste alla proposta c’è un abisso.
Ma anche poi quando un dirigente c’è (vedi gli assessori competenti proposti per il ruolo di assessore di bilancio), non accettano, perchéè illusorio il criterio di coinvolgimento diretto del popolo alla gestione della vita amministrativa.
L’idea del governo diretto dal popolo è antica quanto la democrazia, ma illusoria. Così come la sola onestà non basta, perché è essenziale, ma non esaurisce lo spettro di competenze che occorrono nell’arte del governo.
Questa aspirazione, al governo degli onesti, può aiutare a conquistare tanti voti, perché lo spirito del tempo e la democrazia di internet vanno in quella direzione, ma all’atto pratico non aiuta a governare.
E quello che sta succedendo a Roma è solo l’inizio di una prevedibile debacle, che ci fa intravedere lo scenario catastrofico dell’ipotesi che Grillo vada a fare il Presidente del Consiglio. Pochi si stanno rendendo conto che aver conquistato il Comune di Roma per il Movimento Cinque Stelle è l’inizio della fine.

(ottobre 2016)



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